Una cartella dimenticata sul tavolo della giunta a fine consiglio comunale con su impresso il nome del consigliere FdI, Gianluca Grancini. Lo stesso si avvicina casualmente al tavolo e l’assessora Notarisfetano, pensando che l’avesse dimenticata lui, gliela porge. Grancini dice subito che non è la sua ma non può fare a meno di notare il contenuto: casellario giudiziario, curriculum, carichi pendenti. E scoppia il caso.
Il coordinatore del Circolo di Viterbo di Fratelli d’Italia, Luigi Maria Buzzi, parla di «un fatto allarmante che solleva serie preoccupazioni riguardo alla tutela della privacy e al rispetto delle istituzioni democratiche. È inaccettabile che documenti sensibili riguardanti un rappresentante eletto dai cittadini siano trattati con tale leggerezza e senza le dovute precauzioni. Chiediamo che venga fatta piena luce sull’accaduto, individuando eventuali responsabilità e garantendo che simili episodi non si ripetano in futuro. Il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia e il circolo cittadino non si lasceranno intimidire e continueranno a svolgere con determinazione il proprio compito di opposizione responsabile, come fatto fino ad oggi, nel pieno rispetto delle istituzioni e nell’interesse esclusivo dei cittadini di Viterbo».
«Purtroppo non è la prima volta che constatiamo modi di fare che sicuramente non sono nelle nostre corde - scrice il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia - Grancini - prosegue il gruppo comunale - ha la sola colpa di svolgere correttamente il proprio lavoro di opposizione al quale in nessun modo il Gruppo di Fratelli d’Italia vuole rinunciare. Questa amministrazione e il suo “civismo” non perde occasione per cadere su bucce di banana per applicare metodi e “soluzioni” che in tempi di sana politica sarebbero stati impensabili. Grancini deciderà cosa fare e come e se procedere, ma ancora una volta, purtroppo, dobbiamo constatare che Frontini e la sua Giunta cercano di far fronte ai danni che fanno in modi a dir poco “fantasiosi”. Se questo è il civismo, viva sempre la politica». A svelare poi il mistero, c’ha pensato lo stesso autore del dossier. «Nessun mistero e nessun fascicolo - dice l’assessore alla Qualità degli spazi urbani, Emanuele Aronne - In relazione ai fogli che ho dimenticato ieri pomeriggio (giovedì) sul tavolo della giunta durante i lavori del consiglio comunale, mi preme sottolineare che non c’è alcun mistero. Le carte sono state scaricate dal sito del partito Fratelli d’Italia e quindi pubbliche a chiunque, fanno parte di un’attività di ricostruzione attualmente in corso circa gli ultimi vent’anni di gestione della piscina comunale. Ricordavo che fra gli altri, il consigliere Grancini aveva avuto un qualche ruolo nella gestione dell’impianto ed ho scaricato e stampato dalla rete i documenti pubblicati a suo tempo in ottemperanza alla legge, per ricostruire le date e tutti i passaggi nel tempo. Mi spiace - prosegue Aronne - che il consigliere si senta amareggiato di aver trovato fogli, comunque accessibili e scaricabili da chiunque, ma volevo avere semplicemente dati certi per poter ben ricostruire la pratica e dare risposte corrette laddove mi fossero poste domande, per una corretta informazione ai cittadini. Mi spiace che ci siano state incomprensioni ma sono fiducioso di aver portato completa chiarezza». Ma il chiarimento è stato indigesto almeno quanto la scoperta del fascicolo.
«Prendo atto - dice Grancini - che Aronne sta ricostruendo il mio ruolo all’interno dell’impianto sportivo comprensivo della piscina comunale. A quale titolo e per quali fini mi sfugge e, pertanto, ho chiesto al mio avvocato di valutare se sussistano le condizioni per intraprendere azioni. Resto convinto che la politica sia altra cosa rispetto a quanto accaduto, e avrei preferito lo scontro anche acceso in consiglio a questa situazione, ma non posso consentire che comportamenti di questa natura diventino la norma in luogo della legittima dialettica, in una sede istituzionale come il consiglio comunale. Nel merito della questione adombrata dall'assessore - prosegue il consigliere Grancini - lo tranquillizzo fin da subito, visto che il mio ruolo all’interno della piscina comunale era quello di dipendente del soggetto gestore della struttura, senza alcuna capacità di decidere o, anche semplicemente, di incidere sulle scelte aziendali. Vorrà quindi spiegare l’assessore quale utilità può avere il mio casellario giudiziario ai fini della sua attività di “controllo”. Rappresento da ultimo che non sussiste alcun carico pendente né alcun procedimento penale concluso a mio carico».
Solidarietà a Grancini è stata espressa dalla consigliere Luisa Ciambella (Per il Bene comune) che poi sottolinea come «alla luce della replica dell’assessore Aronne, non si può che ribadire la necessità di un approccio rispettoso dei principi fondamentali della riservatezza e della dignità personale. Il ricorso alla raccolta e diffusione di informazioni personali, anche se teoricamente accessibili, rappresenta un episodio inquietante. È doveroso, oggi più che mai - conclude Ciambella - respingere con fermezza ogni deriva che possa alimentare sospetti o tensioni istituzionali, minando la fiducia nel corretto svolgimento della vita democratica. Auspico che simili episodi non abbiano a ripetersi, nella consapevolezza che il confronto politico deve sempre fondarsi su trasparenza, correttezza e rispetto reciproco».