PHOTO
«Per la prima volta stiamo dando la possibilità a Viterbo di inventarsi».
Il vicesindaco e assessore Alfonso Antoniozzi sintetizza in questa frase l’intento alla base dell’open call, primo tassello del percorso che deve portare la città verso la candidatura a capitale europea della cultura 2033. Un percorso che, a prescindere dall'esito, per la sindaca Chiara Frontini «è già un grandissimo risultato in una città che ha sempre avuto difficoltà a fare rete».
Perché tra gli elementi messi in evidenza dalla commissione europea per la candidatura è sottolineata «l’importanza della condivisione con il tessuto cittadino. La cultura crea ponti».
Da qui la decisione di una open call «aperta a tutte le realtà sociali, economiche e culturali per creare un percorso che è già massimamente condiviso tra le istituzioni, con Regione, Provincia, Soprintendenza e Diocesi. E si iniziano a vedere i primi passi pratici» afferma la prima cittadina. Che poi tiene a evidenziare che l'amministrazione «è partita in anticipo, non è ancora uscita l’open call dell’Unione europea. Ma comunque intendiamo accelerare sul processo che è lungo e complesso e di cui si sta occupando da fine settembre l'assessore Antoniozzi». E il vicesindaco, con delega alla candidatura a capitale europea della cultura, si riallaccia al tema della condivisione.
«In questo percorso la cosa più importante è la metodologia che mette in contatto una serie di realtà cittadine» ribadisce per poi precisare che l’open call «è aperta anche ai singoli cittadini», fermo restando i criteri fissati da parlamento e consiglio europeo per la valutazione della candidatura. Intanto è già stato approvato il protocollo d’intesa per il comitato promotore che, dopo la sottoscrizione dell’atto da parte dei vari stakeholder, dovrebbe diventare operativo entro fine anno insieme al comitato tecnico-scientifico, il quale sulla scorta delle idee progettuali scaturite dell’open call redigerà il dossier per la candidatura.
«Non c’è un bollino politico sulla candidatura di Viterbo a capitale europea della cultura. - tiene a rimarcare Antoniozzi - Certo è la politica che si inventa la candidatura ma poi il percorso si sviluppa in un processo partecipato con l’intero tessuto cittadino. Un percorso che iniziamo adesso con l'open call per far sì che la città la possa sentire come una cosa proprio».
Tutte le informazioni sui moduli e le linee guida dell’open call sono visionabili sui social del Comune. Ma Antoniozzi prevede anche «di organizzare degli incontri presso lo spazio di Lazio Innova». Inoltre, comunica, «sono state avviate le procedure per il bando con cui sarà affidata la campagna di comunicazione e promozione». Maria Chiara Giovannelli, dottoranda Unitus con progetto di ricerca sulla candidatura di Viterbo a Capitale Europea della Cultura 2033, spiega: «L’open call più che una chiamata alle armi è una chiamata alle menti.Il documento è molto chiaro e i criteri da rispettare sono semplici». «Nel 2027 il ministero della Cultura - prosegue - chiederà alle città chi vuole partecipare alla candidatura, a quel punto ci sarà poco tempo per presentare il dossier».
E Giovannelli conclude invitando enti, associazioni e singoli cittadini che intendano proporre idee «a leggere le candidature delle altre città europee perché l’Europa ci chiede un progetto di ampio respiro, a dimensione appunto europea». La chiosa è dell'assessore Antoniozzi, il quale rimarcando che «non è stato ancora individuato il tema della candidatura», torna a ribadire che «per la prima volta stiamo dando ai cittadini la possibilità di disegnare la città da candidare e l’identità da vendere».