Osservatorio sul turismo: atto finale. Il lungo e travagliato percorso si è concluso ieri con l'approvazione dell’istituzione dell'organismo e del relativo regolamento. Maggioranza coesa sul via libera e in maniera altrettanto compatta l'opposizione ha votato contro. Ieri il parlamentino di Palazzo dei Priori si è ritrovato in aula per la seconda ‘puntata’ sull’osservatorio, dopo che la seduta precedente si era interrotta in tardissima serata sull’articolo 5 - su un totale di 10 - e sull'emendamento 18 dei 36 da discutere. La maggior parte degli emendamenti presentati dalla minoranza sono stati bocciati ma alcuni sono sopravvissuti allo ‘sfalcio’. Tra gli approvati all'unanimità: quello che introduce l’obbligo di rendere i verbali delle riunioni dell’osservatorio accessibili a tutti i consiglieri comunali a cui saranno anche comunicati gli esiti delle sedute e quello che sancisce che il parere espresso dall'organismo non è vincolante né obbligatorio. Nonostante lo spiraglio aperto dalla maggioranza, il giudizio espresso dai gruppi di opposizione durante le dichiarazioni di voto è stato negativo. Pur dichiarandosi inizialmente tutte favorevoli all'idea di istituire un osservatorio sul turismo, le forze di minoranza hanno però stigmatizzato la concezione dell'organismo e del regolamento messa nero su bianco dalla sindaca e dalla maggioranza. Al punto che Andrea Micci della Lega ribadisce quanto già dichiarato nella precedente assise consiliare: «Avete creato un organismo a uso e consumo della sindaca» per poi divinare «sarà un altro organo che produrrà poco, e per scelta politica. Mentre poteva essere uno strumento di politica partecipata fondamentale per lo sviluppo di un settore importante per Viterbo». Pollice verso anche da Laura Allegrini, capogruppo di Fratelli d'Italia. «Un impianto, quello dell'osservatorio, non condivisibile. Un organismo ibrido tra tecnico e politico. E non si capisce perché non sia possibile per i consiglieri di maggioranza e di minoranza partecipare alla discussione durante le riunioni», afferma per concludere poi con un monito: «Se non ci sarà data la possibilità di partecipare, creeremo osservatorio alternativo». Stroncatura netta anche dal capogruppo Pd Alvaro Ricci, il quale rimarca «l'esclusione di enti e associazioni che da sempre lavorano per promuovere la città limitando la partecipazione all'osservatorio ad operatori prettamente economici». Per il consigliere dem «si tratta di uno strumento politico visto che è presieduto dalla sindaca o da un suo delegato, per questo avrebbero dovuto essere rappresentati anche i consiglieri di maggioranza e di minoranza». Ricci rivendica poi «le tante aperture da parte dell'opposizione per cercare di apportare correzioni al senso che l'amministrazione ha voluto dare all'osservatorio, ma voi - dichiara rivolto alla maggioranza - avete deciso di andare avanti dritti per la vostra strada» e conclude amareggiato: «Si è persa un'ottima occasione». Negativo anche il giudizio di Letizia Chiatti del gruppo misto che solleva perplessità di carattere giuridico amministrativo e chiosa: «Così come concepito è un ibrido tra un osservatorio e una consulta, un organismo non previsto nello statuto comunale».