CIVITAVECCHIA – La possibilità di prolungare la vita della centrale a carbone e il caso delle potature a viale Baccelli hanno inaugurato ieri all’aula Pucci la modalità “Question time”, introdotta con le modifiche al nuovo regolamento comunale introdotte durante la passata consiliare. Così come avviene in Parlamento, infatti, si è dato modo in questo caso ai consiglieri di interrogare sindaco o assessori su questioni particolari, ottenendo una risposta immediata. È stato il capogruppo di Forza Italia Luca Grossi a chiedere all’assessore Piero Alessi di chiarire la posizione dell’amministrazione comunale in merito alla recente proposta avanzata dalla società Minosse di posticipare la chiusura delle unità a carbone oltre il 2025. Per Alessi nessun dubbio: la proposta non è di fatto accoglibile. «Il nostro obiettivo - ha spiegato - è quello di uscire da monocultura energetica, rivolgendo lo sguardo in modo deciso e inequivocabile verso le rinnovabili. Ai lavoratori Minosse dico: siamo impegnati non per guardare ai prossimi dieci mesi ma ai prossimi trent’anni. Vogliamo costruire il futuro per questa città». La parola è passata poi al capogruppo di FdI Massimiliano Grasso che si è rivolto invece all’assessore all’Ambiente Stefano Giannini sull’intervento di potature di viale Baccelli e via Roma. Dubbi e perplessità avanzate sulle modalità di intervento, sulla scelta della società, sulle tempistiche e sul risultato ottenuto in queste settimane. L’assessore ha replicato difendendo l’intervento e puntando il dito contro la precedente amministrazione: «L’inerzia negli anni che ci hanno preceduto ha portato al danno del patrimonio arboreo a cui noi, con questo intervento, abbiamo cercato di porre rimedio. Tra 2018 e 2019 diversi agronomi hanno sollecitato l’allora amministrazione ad agire su quei platani». A detta di Giannini poi le «capitozzature che si sono viste sono state quelle effettuate sugli alberi da abbattere». E ha chiarito: «Su 250 alberi, circa 67 erano state indicate in classe di rischio C/D e D e quindi potenzialmente e perennemente un pericolo». E ha confermato il “problema” su 14 piante sulle quali la ditta non è intervenuta a dovere, così come certificato dall’agronoma. Una risposta «che ci lascia pienamente insoddisfatti - ha replicato Grasso - soprattutto per le sue contraddizioni. Non è andato tutto bene, viste le 14 piante. Resta da vedere tutto il resto».

Il Consiglio è proseguito, a tratti in maniera anche accesa per divergenze sulle modalità di svolgimento ed interventi, con la discussione e l’approvazione dell’aggiornamento del piano di emergenza comunale e l’adozione della variante urbanistica a seguito dell’approvazione del progetto di forestazione urbana da parte di città metropolitana.

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