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LADISPOLI - Ad oggi trovare un professionista che monitori le spiagge e il mare vigilando sulla sicurezza dei bagnanti, è veramente difficile. Parola di Enzo Freddi, responsabile della protezione civile Dolphin.
Ma perché è difficile reperire bagnini?
I tempi sono cambiati. «I ragazzi forse cercano qualcosa di diverso», ha spiegato Freddi che parla di una generazione probabilmente legata «ad altro» piuttosto che «al lavoro duro e alle responsabilità» che un "mestiere" come quello del bagnino, comporta. «L'incidente, ovvio, fa male - incalza ancora il responsabile Dolphin. Su 8mila chilometri di costa abbiamo circa 400 morti l'anno e alla fine si sentono. Un ragazzo giovane, spesso, non è nemmeno pronto mentalmente a sostenere questa grande responsabilità per uno stipendio minimo e senza un albo professionale». Una situazione complessa, data anche l'importanza della figura dell'assistente bagnante. Senza «le strutture non possono aprire, perché sono legate alla balneazione. È un operatore alla sicurezza - evidenzia Freddi - ma alla fine diventa l'ultima ruota del carro». «Non è facile trovare un professionista», ma poi, fino a che età si chiede Freddi. I ragazzi spesso iniziano a 17 o 18 anni. Poi «si va all'università, ci si sposa ... tre mesi l'anno non danno la possibilità di essere collocati dentro ad una struttura» in maniera fissa. E poi ci sono i corsi, spesso realizzati in modo poco dettagliato e approfondito. Ma vigilare sulla sicurezza dei bagnanti, «non è un gioco». «Quando si va sulla spiaggia, prima o poi, si trova il problema: il soccorso in acqua con mare forte, lo svenimento, il bambino che si perde, il pizzico della tracina o della medusa, il colpo di calore ....». E a Ladispoli a "complicare" la situazione è il bacino d'utenza che quadriplica. In estate sulle spiagge non si riversano solo i residenti. Si arriva anche a 100mila utenti. Ma è proprio lì, in quel contesto che «bisogna essere pronti» e il ruolo del bagnino diventa «fondamentale». Ed è per questo che non ci si può allenare in piscina e in mare, poi, nuotare «come il corsetto. Bisogna andare al mare, ci si deve stare anche in inverno. Poi c'è chi continua e chi molla, ma chi molla - aggiunge Freddi - non è adatto».
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