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Osservatorio sul turismo: cambia la commissione ma non il copione. Ieri l’argomento è stato trattato in prima commissione con un finale che si è ripetuto identico, o quasi, a quello vissuto venerdì in seconda. Quasi, perché stavolta il dibattito-scontro si è interrotto sul terzo articolo del regolamento mentre venerdì si era arrivati al quarto. Su un totale di dieci articoli. I gruppi di opposizione, contrariamente a quanto paventato, si sono presentati in aula. E con le armi ancora più affilate della volta precedente, avendo avuto modo di spulciare in maniera più puntuale il testo. In apertura dei lavori, presieduti da Luigi Gioiosi, la sindaca Chiara Frontini ha comunicato che alcune delle osservazioni, sollevate dalla minoranza venerdì in seconda commissione, sono state ragionate e accolte dalla maggioranza ma, ha tenuto a specificare, «non quelle che vanno a stravolgere il cuore del regolamento». Tra cui quella di ammettere come componenti dell’osservatorio anche associazioni senza personalità giuridica, requisito invece originariamente richiesto. Aggiustamenti che però non hanno convinto Laura Allegrini, capogruppo di Fratelli d’Italia. «Le modifiche dette a voce non hanno valore. Se non portate un atto scritto, il testo resta identico a quello di venerdì. E comunque se lei sindaca dice che l’impostazione del regolamento non si modifica, stare qui è inutile». Per poi stigmatizzare il fatto che «il gruppo di operatori economici componenti l’osservatorio possa decidere sulla destinazione della tassa di soggiorno» e ammonendo che si potrebbe ravvisare il rischio di conflitti d’interesse. Aspetto su cui si è focalizzato anche l'intervento del capogruppo Pd Alvaro Ricci, il quale pur riconoscendo «la modestissima apertura alle osservazioni della minoranza», ritiene che il primo quesito da sciogliere sia se «questo documento è politico o tecnico». Sottolineando poi che «rispetto agli operatori economici, l’altra parte della città, le realtà culturali e sociali che promuovono Viterbo a livello nazionale e oltre come ad esempio il sodalizio dei facchini, viene esclusa dall’osservatorio» esorta a rivalutare il testo «perché così com’è non porterà nulla di buono». E in particolare «è sbagliato che un organismo così concepito possa dare un indirizzo sulla destinazione dei proventi della tassa di soggiorno. È ovvio - ha rimarcato - che sarà verso i loro legittimi interessi». Ribadendo che l’osservatorio «può suggerire non decidere a maggioranza come utilizzare la tassa di soggiorno». Stesso appunto mosso anche dalla collega dem Alessandra Troncarelli: «Un osservatorio non può deliberare, può dare un’indicazione. Il consiglio cosa dovrebbe fare, ratificare le decisioni dell'osservatorio?». La consigliera ha ampliato poi la questione in termini di legittimità, ritenendo che «uno strumento di tale portata» vada inserito nello statuto comunale. Il problema, come ha fatto rilevare Letizia Chiatti del gruppo misto, è che «questo organismo è un ibrido, in cui è stato messo dentro un po’ tutto, in realtà non si sa bene cos’è». E il leghista Andrea Micci pone l’accento anche sulla contraddizione relativa al parere che l’osservatorio deve esprimere rimarcando: «Non è vincolante ma è obbligatorio». Invitando sindaca e maggioranza a ragionare sui vari aspetti su cui si appuntano le perplessità delle opposizioni, è tornato a ribadire di non comprendere l’urgenza di votare il regolamento, dato che non c’è una scadenza. «Meglio metterci due settimane in più, piuttosto che dare il via libera a una cosa che creerà problemi» è il suggerimento.
La replica della sindaca Chiara Frontini si è articolata prima sull’impostazione data al regolamento «che si focalizza su un aspetto dello sviluppo economico che è diverso da quello culturale. Nella nostra concezione di turismo ha maggior peso lo sviluppo economico che la cultura». Sulla questione di legittimità, l'istituzione dell'osservatorio «è consentito dallo statuto» e per quanto riguarda la considerazione politica: «Noi vorremmo che la possibilità di concertazione, di condivisione di progetti e di scelte sia riconosciuta in un organismo istituzionale. È chiaro che si tratta di una consultazione di carattere politico. Ed è anche chiaro che è poi il consiglio a decidere sulla destinazione della tassa di soggiorno». Ha quindi evidenziato che «questo testo è stato concertato con associazioni. E ritengo che ascoltare un parere non vincolante non sia lesivo del ruolo del consiglio e del regolamento comunale». E a proposito dell'obbligatorietà ha affermato: «Se vogliamo possiamo esplicitare nel testo la non obbligatorietà dell’opinione». Con il presidente di commissione Luigi Gioiosi che, cogliendo al volo l’apertura offerta dalla prima cittadina, ha suggerito di modificare l'articolo del regolamento, specificando che «il parere non è vincolante né obbligatorio». Una mossa però risultata poco gradita dalle forze di minoranza. Al momento di votare l’articolo oggetto di diatriba i consiglieri di opposizione - Allegrini e Achilli di Fratelli d’Italia, Ricci, Troncarelli e Sanna del Pd, Andrea Micci della Lega, Giulio Marini di Forza Italia-Udc-Fondazione - hanno abbandonato l’aula. Solo Letizia Chiatti del gruppo misto è rimasta seduta.