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Dopo due anni di fermo causa covid le bancarelle dell’antichissima fiera dell’Annunziata sono finalmente tornate a fiorire per le vie del centro di Viterbo.
Questa tradizione affonda le radici nel passato, quando in occasione dell’annunciazione della Madonna giungevano da tutte le parti della provincia mercanti che allora vendevano perlopiù bestiame e prodotti agricoli.
La fiera originariamente partiva proprio da quella che i viterbesi conoscevano come la chiesa della Santissima Annunziata, in seguito ribattezzata della Madonna delle Fortezze che, si trovava proprio nell’attuale via delle Fortezze, adiacente a porta Romana.
Era proprio da quel punto che il mercato si snodava per tutta via Garibaldi e via Cavour fino ad arrivare a piazza del Plebiscito dove si fermava.
Negli anni a seguire, la fiera si espanse moltissimo fino a occupare gran parte del centro tra cui: via Fratelli Rosselli, piazza del Sacrario (dove le bancarelle occupavano tutta la piazza) via Marconi, piazza del Teatro, via Matteotti, piazza della Rocca e via Cairoli, tradizionalmente dedicata ai venditori di mobili e oggetti in vimini.
Oggi purtroppo tutto questo non esiste più, i banchi che vendevano frutta e verdura o attrezzi da lavoro sono stati sostituiti da postazioni multicolori dove si trovano oggetti di tutti i tipi (specialmente elettronici a basso costo) ma anche magliette, borse e articoli casalinghi.
Del vecchio retaggio rimangono solo poche vestigia, tra queste il venditore di cedri che dai tempi più antichi trovava posto all’ombra del palazzo dei Priori, il venditore di porchetta e quello della tanto apprezzata nei bei tempi andati, anguilla marinata.
Quest’ultima però nel corso degli anni ha traslocato dall’angolo tra via Emilio Bianchi e via Matteotti (conosciuto dai più anziani come: le scalinette ) a piazza del Sacrario.
Ora purtroppo la romantica visione del venditore di anguille che “appozzava” le mani in due grossi tini bianchi per distribuire le anguille (piccanti o meno) ai clienti è stato sostituita da una mano guantata che prende i gustosi pesci con le pinze da un asettico contenitore in plastica.
Ma non è il solo cambiamento, infatti, anche il numero dei banchi negli anni è andato via via diminuendo, tanto che questa ultima edizione post covid è stata afflitta da una forma di erosione a macchie di leopardo, e in alcuni punti dove prima gli ambulanti si affollavano ora c’è un triste vuoto che sa di progresso e acquisti on line.